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Gli italiani alla Dakar 1983

Abbiamo detto che gli italiani in gara sono stati sfortunati, ma fino e che punto si può parlare di sfortuna e non di disorganizzazione? Due erano le squadre tricolori presenti alla Parigi-Dakar, quella della Morini assistita da Valentini e composta da Massimiliano Volantini, Gianni Gagliotti e Leandro Ceccarelli. con l’aggiunta di Marco Folignati, un privato aiutato dal team ufficiale e quella delle Yarnaha-Belgarda che poteva contare su tre XT 550 guidate da Balestrieri, l’unico che si sia classificato, Bergamaschi e Zanichelli. Fra le due Equipes senza dubbio la più sfortunata è stata quella dei ragazzi di Parma.

Balestrieri, Zanichelli, Folignati e Bergamaschi

Balestrieri, Zanichelli, Folignati e Bergamaschi

Paolo Bergamaschi è uscito di scena già a Les Garrigues, in Francia, per una caduta e quando Balestrieri e Zanichelli viaggiavano di conserva nel Ténéré il secondo ha dovuto fermarsi per la rottura dell’ammortizzatore. Il più grosso limite dei tre della Yamaha è stata comunque l’assistenza, assicurata in via di amicizia dal noto pilota Gianfranco Bonera che in realtà ha fatto quanto ha potuto ma ha avuto lui stesso così tante gatte da pelare da perdere il contatto con i suoi stessi piloti quando questi hanno iniziato ad avere bisogno di lui.

Pressapoco stessa sorte toccata al trio della Morini che dietro una facciata quanto o professionale (grazie alla Zanussi che li aveva

Marco Folignati su Morini

Marco Folignati su Morini

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La Fiat Campagnola di supporto al team Valentini

sponsorizzati potevano contare su due mezzi d’appoggio, (una Campagnola Fiat ed Datsun Patrol) nascondeva anch’essa carenze organizzative non dovute tanto a cattiva volontà quanto ad una mole di lavoro aocessiva. Infatti quando la gara è entrata nel vivo le tre gialle Morini hanno un po’ perso i contatti con la loro assistenza ed il risultato è stato quello che si è visto, ai primi problemi meccanici di una certa gravità si sono dovuti ritirare; anche il bravo Valentini che all’inizio della Parigi-Dakar sembrava veramente potesse ben figurare.

La sorte del quarto uomo Morini, Marco Folignati, è stata ancor più singolare alla partenza della tappa Dirkou-Agades involontariamente Bonera provando la moto è finito in terra rompendo il serbatoio del carburante. Ciononostante Folignati è riu-scito a ripartire, seppure in ritardo, ma anche per lui quando le ore di ritardo sono divenute troppe, e non esisteva la possibilità di recuperarle, è venuto il momento del ritiro.

Fonte: Motosprint

Le Morini alla partenza

Le Morini alla partenza

I tre “parmigiani” alla Dakar 1983

Tratto da un’articolo del 1982, un estratto che presenta il team “parmigiano” che partecipò alla Dakar 1983.
Da notare il linguaggio con cui viene trattato l’argomento Paris Dakar, che per l’epoca, il 1982, era ancora un’argomento sconosciuto alle grandi folle di appassionati.
Ringraziamo l’amico Alfredo Margaritelli che ci ha inviato il materiale di questo articolo.

Una grande grande avventura tra le più affascinanti e impegnative piste dell’Africa. Da una parte gli elementi naturali e le loro leggi dall’altra i piloti, le moto, le macchine, gli autocarri e la loro tecnica, danno vita a una grandiosa sfida.
E’ una prova per il morale e il fisico di ogni partecipante, molto più di un semplice rally, è prima di tutto una corsa “totale”, soprattutto non un raid. Tra le manifestazioni di questo tipo è senza dubbio la più importante a livello mondiale. Una corsa di grande prestigio sia per i piloti che per le case motociclstiche e automobilistiche, seguito nella sua preparazione e nel suo svolgimento con passione dagli sportivi, con sempre più interesse e curiosità dalla stampa e dalla televisione. Alla prossima edizione di questa incredibile corsa parteciperanno anche Alessandro Zanichelli, Paolo Bergamaschi, Andrea Balestrieri. Spinti da una grande passione e sorretti da una grande esperienza motociclistica questi tre piloti affronteranno i 10.000 Km. della corsa con la precisa volontà di riportare un prestigioso risultato. Se la corsa é difficile, preparazione per affrontarla sarà accuratissima. Piloti ben allenati e moto affidabili sono i presupposti che non mancheranno. Ma non bastano: verrà preparata e iscritta alla corsa una macchina 4×4, su cui prenderanno posto un pilota esperto delle piste africane e un meccanico in grado di intervenire sia sulle moto che sull’auto. Quest’auto sarà importantissima. Ad essa sarà affidata l’assistenza e il trasporto dei ricambi delle moto. Moto, auto e uomini verranno collaudati preventivamente in una ricognizione in Algeria nel prossimo ottobre (ndr.1982).
Nessun particolare verrà trascurato; un piccolo difetto diventa un grosso problema nell’esasperazione di una corsa i n Africa. I costi di preparazione e partecipazione a questa gara dovranno essere coperti da adeguate sponsorizzazioni.
Da qui la preoccupazione di rendere questo avvenimento molto conosciuto e interessante.
Vi sarà così una presentazione sia attraverso la stampa locale e nazionale sia direttamente in una serata in cui saranno proiettate diapositive e filmati della scorsa edizione. Inoltre una rivista nazionale del settore pubblicherà un reportage diretto effettuato dai tre piloti e un servizio fotografico di un professionista a seguito della corsa.
Chi sono i 3 piloti? Prima di tutto sono tre grandi amici: conoscono vicendevolmente le doti e le debolezze di ciascuno. Affamatissimi, sanno capirsi e integrarsi perfettamente; non dovrebbero esserci bisogno di sottolineare l’importanza di queste cose in certe situazioni.

ALESSANDRO ZANICHELLI
Nato a Parma il 10.1.1960, studente in ingegneria. Pilota di motocross ed enduro dal q974, quando ha vinto il campionato italiano dei Giochi della Gioventù di motocross.
Campione regionale nel 1980. Grande esperienza motociclistica conseguita in raid in Europa ed in Africa.
Fermato da un incidente quando sembrava dovesse esplodere, dopo due anni di inattività ha saputo ricominciare con grande volontà ed entusiasmo. Pilota veloce, estroso, spettacolare, di grande presenta di spirito, è considerato il jolly del gruppo.

PAOLO BERGAMASCHI
Nato a Parma il 20.1.1959, studente in architettura. Nel 1976 ha cominciato a dedicarsi alle corde di enduro a cui ha alternato qualche gara di motocross. Dopo un paio di stagioni di scarso impegno, sempre più contagiato dalla “malattia” delle moto ha voluto bruciare le tappe per potersi cimentare nelle corse più importanti e impegnative.
Campione regionale di enduro nel 1980 e nel 1981 ha disputato tutte le gare di campionato italiano, europeo e mondiale di enduro.
Pur non cogliendo risultati eclatanti, ha dimostrato, giungendo regolarmente al traguardo anche le gare più difficili e ottenendo regolari piazzamenti, una grande affidabilità e capacità. E’ metodico, molto preciso e determinato: una sicurezza.

ANDREA BALESTRIERI
Nato a Parma il 2.5.1959, studente in Economia e Commercio. Campione regionale e italiano cadetti di enduro nel 1979. Campione regionale, secondo classificato nel campionato italiano juniores di enduro e campione nazionale agli universitari di motocross del 1980, 13° classificato ai campionati europei e 5° ai campionati mondiali di enduro del 1981. Tanta esperienza e tanti risultati: la conferma per un pilota che ha dimostrato grandi capacità e grande volontà per arrivare a questi livelli.

Aprilia Tuareg Wind 600 1989

Per la prima volta l’Aprilia partecipa alla Dakar 1989 in forma ufficiale: i piloti sono Andrea Balestrieri e Alessandro Zanichelli, due affermati specialisti delle maratone africane, e le moto derivano dalla Tuareg Wind 600 di serie.

Sono modificate per l’impiego specifico nella Dakar con un grande serbatoio principale che funge anche da carenatura mentre il cupolino col doppio faro rimane quello di serie. Il motore è il classico Rotax monocilindrico a quattro valvole ampiamente riveduto dai tecnici Apri-lia per accrescerne l’affidabilità. 

Il raffreddamento rimane ad aria ma è stato aggiunto un radiatore dell’olio a quello già esistente, per diminuire la temperatura del lubrificante. Potenza dichiarata 46 cavalli, uguale a quella di serie nonostante sia diminuito il rapporto di compressione per utilizzare benzine povere d’ottani. Il carburante viene inviato al carburatore Dellorto da una pompa a depressione collegata al motore.

Oltre ai serbatoi della benzina ce ne sono altri due posti in basso davanti al motore, che conten-gono la scorta obbligatoria di acqua di 5 litri e del liquido energetico che il pilota può bere direttamente in gara tramite una piccola pompa elettrica azionata da un interruttore sul manubrio.

Il cruscotto dispone di una abbondante numero di strumenti con termometro dell’olio, contagiri, trip master ed una piccola bussola tradizionale. Anche la parte ciclistica deriva dalle moto normalmente in vendita ed è basata su un telaio monotrave in acciaio speciale con tubi a sezione qua-dra.

Le sospensioni vedono aumentata considerevolmente l’escursione ed il forcellone po-steriore è ora in alluminio. Per i freni all’anteriore c’è un doppio disco con pinze Brembo flottanti a singolo pistoncino premente, mentre dietro l’unico disco misura 220 mm.

Per l’articolo e le foto si ringrazia Andrea Torresani