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Yamaha YZE OW08 850 Dakar 1993

Nel 1993 si correva la 15a edizione della Parigi-Dakar, competizione durissima attraverso il deserto africano, con partenza da Parigi e con arrivo nella capitale del Senegal. Edizione strana con solo 46 moto che si presentarono alla partenza e fra tutte si è distingueva la Yamaha YZE OWD8 di Sephane Peterhansel, vincitore delle due precedenti edizioni.

Un pezzo davvero unico, ancor più che raro questa Yamaha che è stato in vendita sul sito www.classic-motorbikes.com.
La moto in vendita era l’ufficialissima versione da 850 cc, nata sulla base della 750 stradale ma completamente rivoluzionata da Yamaha Motor France in collaborazione con il reparto corse giapponese. Il motore era un bicilindrico parallelo, come tradizione vuole, e il frontale con il serbatoio maggiorato  il caratteristico cupolino con lente faro ovale, la rendono senza dubbio una delle più belle dakariane degli anni ’90.

Questa moto è appartenuta alla collezione di Yamaha Motor France per 20 anni e non è stata minimamente toccata dopo aver tagliato il traguardo di Dakar ’93. In sostanza, si trattava di una moto conservata e ben lavata.
I graffi, la verniciatura scrostata il alcuni punti, il cupolino e il codino rotti, il carter rovinato dalle protezioni dello stivale, sono tutte “ferite di battaglia” che raccontano la storia.

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Serge Bacou Dakar 1982

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J.C. Olivier Dakar 1986

J.C. Olivier in versione meccanico, lavora sulla Yamaha 600 di Charbonnier durante la Dakar 1986.

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Gilles Picard Dakar 1990

Il “piccolo” ma grande Gilles Picard porta la sua grossa Yamaha del Team Sonauto al 6° posto della Dakar 1990.

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Dakar 1989: l’ultima per “Findus”

Per Giampiero Findanno la Parigi-Dakar è finita anticipatamente per un brutto ruzzolone che ha fatto tenere a molti il fiato sospeso. Il pilota perugino, che si era accasato alla Yamaha Sonauto solo una settimana prima del via della gara, è infatti caduto il 6 gennaio al chilometro 160 della selettiva Tahoua-Talcho, finendo a 90 km/h in una buca coperta dal fesh-fesh, e battendo violentemente il capo.

Soccorso da una equipe medica della TSO che ha richiesto l’immediato intervento dell’elicottero, durante il trasporto all’ospedale Gamkallè di Niamey, Findanno ha perso conoscenza, rimanendo in uno stato di corna vigile per circa un’ora e mezza. Visitato immediatamente, le sue condizioni sono state giudicate però soddisfacenti dai medici francesi che ne hanno autorizzato il rientro in Italia effettuato con un volo speciale della TSO.

Dopo l’arrivo a Fiumicino, Findanno è stato trasportato a bordo di una autoambulanza, al Policlinico di Perugia dove, dopo alcuni esami, gli è stato riscontrato un trauma cranico con sospetta lieve frattura, contusioni all’occhio e al gomito destro. La prognosi è ancora riservata ma dovrebbe essere sciolta entro pochi giorni. Dell’incidente Findanno non ricorda assolutamente nulla.

«Mancavano pochi chilometri alla fine della selettiva quando improvvisamente forse per un attimo di distra-zione mi sono ritrovato in terra. Penso di avere sbattuto violentemente il mento ma è un ricordo vago. Mi hanno poi detto che sono finito in una buca, un incidente banale che si poteva evitare anche in considerazione del fatto che non andavo fortissimo».

È amareggiato, non lo dice ma la Dakar gli manca.
«Un vero peccato perchè quest anno potevo arrivare sesto o settimo a Dakar Che fossi in forma lo dimostrava la classifica, che mi ha visto costantemente tra i primi dieci».
Al pilota perugino tocca ora un lungo periodo di convalescenza. Parlare dell’edizione numero dodici è decisamente prematuro.

 Fonte motosprint

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Gilles Comte Dakar 1979

Gilles Comte, uno degli eroi della prima Dakar, 2° in Senegal su Yamaha XT500

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Yamaha FZT 900 Dakar 1987

Tre vittorie consecutive della BMW convinsero nel 1986 la Honda, che per tornare al successo alla Parigi-Dakar era necessario giocare la carta del motore bicilindrico. Una scelta obbligata per tenere il passo nei lunghi tratti desertici dove la maggior velocità di punta consente alle due cilindri di acquistare un margine di vantaggio tale da mettersi al riparo da ogni recupero delle pur agili «mono». La Yamaha decise, invece, di confermare fiducia al monocilindrico dopo che si era ventilata la realizzazione di una bicilindrica da affidare alla squadra francese.
La risposta di Jean Claude Olivier, team manager della Sonauto, fu la realizzazione in proprio di un prototipo spinto dal motore della FZ 750 a venti valvole. Un progetto avventuroso, che ha fatto storcere il naso ai dirigenti della Casa di Iwata, ma non poi fino al punto da bocciare l’idea del pilota che nel 1985 era arrivato per secondo a Dakar.
Alla quattro cilindri per il deserto si è cominciato a lavorare in ritardo ed il banco prova della gigantesca enduro franco-giapponese furono proprio le piste della Parigi-Dakar. Ne esisteva un unico esemplare, ed a portarlo in gara fu proprio Jean Claude Olivier.
Così facendo rinunciò in partenza ad ogni chance di vittoria trovandosi a guidare una moto che erogava sì una potenza di 90 Cv ma il cui peso era sui 270 chili in ordine di marcia.

Nel 1986, JCO finì la gara dodicesimo, staccato di oltre 10 ore dal vincitore, ma portò la moto fino a Dakar.

Un traguardo importante che ha convinto Olivier ad insistere sulla strada intrapresa. E così in questi giorni è stata ultimata la Yamaha FZ 900 T Evoluzione 1, la moto che Olivier e Serge Bacou guideranno verso Dakar con propositi ben più bellicosi di quelli che hanno animato la spedizione ’86. Alla prima occhiata si capisce che si tratta di una moto completamente nuova senza alcun pezzo in comune con la versione sperimentale dello scorso anno.
Si è fatto un grande lavoro di alleggerimento ed alla fine l’impegno è stato premiato dal raggiungimento di un peso a secco leggermente inferiore ai 200 kg (20 chili in meno dello scorso anno) e soprattutto una suddivisione della masse che è quasi ottimale con il 45% all’avantreno ed il 55% al retro-treno.
Il telaio ha ora una culla inferiore in alluminio (smontabile) e per eliminare i problemi di pattinamento è stata diminuita la potenza massima a vantaggio di una migliore erogazione. Inoltre, sempre su indicazione di Olivier, è stata aumentata la cilindrata.
Il risultato è una cilindrata totale di 911 cc ed una potenza massima di 85 Cv, 53 dei quali già disponibili a 4.000 giri.
Nelle prove effettuate nel mese d’agosto nel deserto del Ténéré la FZ 900 T ha dimostrato di poter viaggiare in rettilineo ad una velocità di oltre 160 km/h (a titolo indicativo la «mono» ’87 nelle mani di Picco non è andata oltre i 135 km/h) e su un percorso tecnico nei dintorni di Agades il ritardo nei confronti del mono non andava oltre il secondo e mezzo al chilometro.
Anche i pneumatici hanno fatto enormi progressi sia in grip che in accelerazione, stabilità laterale ed ancora in durata. Cosciente dei progressi del quattro cilindri, che potrà essere la sorpresa della Parigi-Dakar ’87, ma anche dei suoi handicap (peso, ingombro, complessità meccanica) Olivier ha preferito seguire come lo scorso anno due strade parallele. Lui e Serge Bacou guideranno la FZ 900 T mentre Thierry Charbonnier e (con ogni probabilità) l’americano Danny La Porte saranno in gara con la monocilindrica vincitrice del Rally dei Faraoni con Franco Picco. Non si sa mai…

Fonte motosprint

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J.P. Mingels Dakar 1983

J.P. Mingels Yamaha Sonauto Dakar 1983

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Serge Bacou controlla personalmente la sua Yamaha XT500 alla partenza della Dakar 1981

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Michel Merel – Dakar 1981

Michel Merel 3° alla Dakar 1981 su Yamaha XT 500.