Vedendo scorrere sul video le immagini della Parigi-Dakar, leggendone i resoconti sui giornali, seguendone magari dal vivo qualche fase, chissà quanti si dissero: «Almeno una volta devo farla anch’io». Per molti fu soltanto una reazione emotiva, altri andarono oltre, ma si fermarono scoraggiati da un preventivo di spesa troppe volte superiore alle aspettative ed alle proprie possibilità. Fu agli appartenenti a questo secondo gruppo che si rivolse Herve Guio, direttore marketing della Honda France, con l’iniziativa «Africa Twin Obiettivo Dakar».
Di cosa si trattasse fu presto detto: offrire a cinquanta piloti la possibilità di partecipare alla Parigi-Dakar acquistando a prezzo contenuto una Africa Twin conforme alle regole dalla categoria «marathon», di beneficiare di uno stage gratuito di preparazione, di un minimo di assistenza e di un servizio ricambi. All’iniziativa risposero 400 aspiranti «dakariani», 150 dei quali furono ammessi alla prova di selezione.
Giudice implacabile, quanto imparziale, fu Marc Morales, pilota ufficiale della squadra Honda France. Dei cinquanta fece parte anche un ragazzo italiano, nato ad Enna 31 anni fa ed emigrato in Svizzera insieme ai genitori all’età di dieci anni. Si chiamò Paolo Di Mauro, visse nel Canton di Renens, vicino a Losanna, dove gestiva una concessionaria Honda e corse abitualmente nel campionato enduro svizzero che si disputava in Francia per il rigido veto dello Svizzera alle competizioni motociclistiche. La prima esperienza africana la fece nell’ottobre scorso al Rally dei Faraoni dove si classificò ventitreesimo sempre con un’Africa Twin.
«Quando mi chiamarono per partecipare alla selezione — spiegò Paolo, impegnato a pulire dalla sabbia il filtro dell’aria — risposi che ero, in partenza per l’Egitto. Mi dissero di farmi sentire al ritorno per raccontare com’era andata. Finii la gara ed ora eccomi qui».
“Molto vicina a quella di serie la bicilindrica 650 Africa Twin presentò le sole modifiche ammesse dalla categoria «marathon». «L’autonomia fu adeguata alle distanze da percorrere — spiegò Paolo — con adozione di un serbatoio principale da 40 litri al quale si aggiunse quello posteriore da 17 litri. Fu modificata la piastra salva-motore, ora più resistente ed anche le sospensioni furono adeguate all’impiego in corsa».
La moto non fu però consegnata agli acquirenti in assetto da gara. «Ci fu fornito il modello di serie, con il kit di trasformazione che comprese anche la bussola, il trip master, il portaroad-book. Insomma tutto il necessario al prezzo di 80.500 franchi francesi (circa 18 milioni di lire) nel quale fu incluso l’abbigliamento completo: casco, tuta, stivali e guanti. C’è anche la possibilità di assumere un meccanico personale, aggiungendo 53.000 franchi (circa 11 milioni) ma oltre la metà dei partecipanti preferì farne a meno per contenere la spesa, visto che al costo della moto si aggiunse la tassa di iscrizione vicina agli 11 milioni. Un po’ di assistenza tanto ce la diedero comunque e ci trasportarono anche gratuitamente 10 chili e 200 grammi di bagaglio a testa. Fu importante perché sapevamo di trovare al traguardo una tenda nella quale dormire e una maglia di ricambio». A Paolo chiedemmo un giudizio sulla Africa Twin in assetto dakariano. «Accidenti quanto pesò — fu la sua pronta risposta — 270 chili in assetto di marcia. Se si cadde non si riuscì più a tirarla su...».
fonte Motosprint
foto Paolo Di Mauro







