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“Desert Boy” Chuck Stearns

Forse pochi ricorderanno la storia di questo pilota statunitense, destinato a diventare un grandissimo della Dakar, ma che il fato avverso e la sfortuna ci hanno privato di conoscere.

Nato, il 6 novembre 1959 in North Carolina, Chuck Stearns è figlio di un ingegnere che lavora alla Boeing. Ha solo 8 anni quando per la prima volta sale su una moto da fuoristrada.

Nel 1978, iniziò seriamente a correre sulle due ruote, e in meno di un anno viene riconosciuto come uno dei migliori specialisti di corsa nel deserto. In questa disciplina, molto in voga negli States, Chuck si aggiudica in quattro anni ben ventotto vittorie.

Nel 1982 la Yamaha USA lo ingaggia dopo la sua performance nella Baja 1000. Una francese, Marie Do diventa il suo manager e gli permette di tentare la fortuna nel Vecchio Continente.

Entrò nel 1984 nella squadra con la Yamaha e Sonauto e con la IT490 vinse la Montesblancos Baja Spagna con Serge Bacou. Nel 1985 viene inserito nel team Gauloises Yamaha Dakar di Jean-Claude Olivier e Serge Bacou sulla Yamaha XT660 Ténéré.
La sua prima partecipazione al rally più difficile del mondo è sfolgorante, vincendo ben 6 tappe – nessuno in quell’edizione fece meglio di lui – e finì 6° assoluto.

Raccontò alla rivista Moto Verte: “Francamente, sono molto felice. Finire 6° per alla prima partecipazione non ha nulla di disonorevole e mi sono piaciuto. Con mia grande sorpresa, non ho avuto problemi di navigazione, ho sempre trovato la mia strada in modo naturale. Allo stesso modo il terreno di gara non mi ha sorpreso, essendo molto simile al deserto degli Stati Uniti (…) La Dakar è la più emozionante avventura off-road al mondo, ma francamente, da quello che mi era stato detto, mi aspettavo di peggio … “

Talentuoso, duro e molto carismatico, Chuck ha un futuro sportivo radioso che lo aspetta. Dopo una breve esperienza negli Stati Uniti dove contrasse la polmonite, tornò in Francia per preparare la Enduro du Touquet in febbraio e il Rally di Tunisia a marzo.

Ma senza saperlo, Chuck è già gravemente malato.

La madre racconterà: “Nel 1983, Chuck ha avuto un incidente in moto e ha dovuto subire una trasfusione di sangue. Sangue che purtroppo risulterà infetto dal virus HIV. Nei primi anni ’80, nessuno sapeva molto di questa orribile malattia.” La sua ultima gara dopo la Parigi-Dakar fu il Rally di Tunisia nel marzo 1985 dove si dovette ritirare e fu rimpatriato d’urgenza con un ponte aereo a Parigi.

Purtroppo Chuck risulta già molto grave e la malattia lo ha minato irreparabilmente, tanto che i medici gli diagnosticano solo 6 mesi di vita.

Il 6 ottobre 1985, un mese prima di compiere il suo 26 ° compleanno, il fortissimo “Desert boy” si spegne.

  • Jim Herrera

    He was a great person and still is missed..

  • “Baja Bill” Fuentes

    If there is any lingering doubt about Chuck’s charisma, his charm, talent and humble nature, here is a quick true personal story about the very first time I met Chuck – it had a permanent effect upon me:

    In 1983, I was pitting for the “Checkers Motorcycle Club’ in the Southern California desert, and Chuck was not only a member, but I recall his having earned a Factory Honda ride via his successes in both the United States, but also in Baja California (Mexico) – fast and smooth, sure enough, Chuck comes into our remote pit, we dump his fuel and off he went on to earn the Overall Win!

    We had time to run over and congratulate Chuck on his win, and when reporters asked for his comments upon the event he’d just won, Chuck looks at me and a couple other Pit Crew members and begins with…

    “Well, first thing I want to say is without these guys (gesturing to us members of the crew), I would not be sitting here answering your questions, so let me thank these volunteers, because without them, I would be lost!”

    I would hear almost the same thing coming from the mouth of the late Al Baker – also a Honda Factory rider and Baja 500 and Baja 1000 Champion (who also mentored Motocross Champion Johnny O’Mara); my point is I have pitted for the best of the best and the BEST always know they would not get to be winners if it weren’t for those who help them get to the Finish Line, and it was Chuck Stearns whom I had never met, who left that indelible impression upon me and now thirty-two (32) years after his untimely death, I still am active and helpful and give that credit to Chuck!