Ecureuil BMW di Hutin

Video di Alessio Corradini
Moto di Francesco Fermani

YZE-750-1988-1

Yamaha YZE 750 Sonauto 1988

Nel 1988, Yamaha Sonauto scommette ancora su un monocilindrico per la Dakar, ma la 750YZE ha poco in comune con la XT680 dell’anno precedente. Il motore, che sfrutta la tecnologia del marchio Genesis, è un 757 cm3 cinque valvole (3 di aspirazione, di scarico 2) con raffreddamento a liquido. YZE-750-1988-3

Più pesante ma è anche più potente a tutti i regimi (56 CV) e consuma molto meno. Testato nel rally dei Faraoni, in 450 km di pista, permette un risparmio di 8 litri rispetto al XT680. Il telaio è una semplice doppia culla sospesa da una forcella Kayaba al monoammortizzatore Ohlins davanti e sul retro e mousse Michelin. A secco, la nuova Ténéré pesa 158 kg sulla bilancia e permette il carico di 53 litri di carburante, di cui 35 nella parte anteriore. 

Durante il Rally dei Faraoni nel 1987, la moto ha problemi tecnici dovuti al motore a doppia accensione che crea problemi di surriscaldamento.
Picco e Charbonnier sono entrambi costretti al ritiro, mentre Stephane Peterhansel rompe una guarnizione di testa il giorno prima dell’arrivo. Due giorni di test in Tunisia e quasi 8.500 miglia percorse confermano un grande guadagno in termini di affidabilità.

Quattro di queste moto saranno affidati a Sonauto Yamaha, supportato da Mobil, e altri quattro per il team italiano Yamaha-Belgarda. Intorno Franco Picco, leader indiscusso della squadra, c’è Medardo, Grasso e Alborgetti. La parte francese, Thierry Charbonnier, Andre Malherbe, Stéphane Peterhansel e il patron Jean Claude Olivier.

YZE 750 1988

La Dakar 1988 sembra condensare le difficoltà delle edizioni precedenti: in questo ambiente duro, molto veloce, la Yamaha 750 YZE fa pensare che sia la moto pronta ad un grande successo. Franco Picco resta in testa per quasi due settimane, mentre Carlos Mas, Peterhansel e Charbonnier si aggiudicano diverse speciali.
Questa edizione verrà anche ricordata per il drammatico incidente André Malherbe e per l’annuncio di Jean-Claude Olivier, che concluse settimo assoluto e annuncerà il suo ritiro dalle competizioni in polemica con gli organizzatori.

Yamaha XTZ 660 BYRD 1987

Yamaha XTZ 660 BYRD 1987

Nuovi colori per le Yamaha-Belgarda monocilindriche da 660 cc. che parteciperanno alla Parigi Dakar 1987, strettamente impa-rentate con quelle vincenti al rally dei Faraoni.

Tecnicamente va segnalata l’adozione del freno a disco posteriore da 200 mm di diametro che va ad affiancarsi all’anteriore da ben 300 mm, si è provveduto anche al recupero della benzina che in precedenza traboccava dalle vaschette dei carburatori, attraverso gli sfiati, adottando una piccola pompa di ricircolo. 

L’alimentazione infatti avviene tramite una pompa a depressione che provvede a prelevare carburante innanzitutto dai serbatoi laterali e poi da quello principale. Da notare che quest’ultimo è costruito in due sezioni distinte incernierate longitudinalmente in alto; l’apertura ad ala di gabbiano facilita la manutenzione e, in caso di caduta, limiterebbe la fuoriuscita di benzina.

Nell’immagine dall’alto si vede chiaramente anche la posizione del filtro aria a cartuccia mentre senza sella, appare evidente la conformazione portante dei serbatoi laterali che reggono sedile e codino; qui è previsto lo spazio per la scorta d’acqua, da trasferire nello spoiler anteriore solo nelle tappe più lunghe.

KTM 660 2003

KTM 660 Dakar Richard Sainct 2003

La Dakar 2003 (noi la continueremo a chiamare così anche se questa edizione prese il via da Marsiglia ed arrivò a Sharm El Sheik) verrà ricordata come quella del “dominio austriaco assoluto” per via delle 15 moto “orange” nelle prime 15 posizioni!

Per il vincitore Richard Sainct, la gara è stata più “semplice”, la moto ha retto bene e non è incappato in incidenti e si aggiudica il titolo di re della Dakar, il terzo dopo i successi del 1999 e del 2000 a pieno merito. Il francese nelle 17 tappe totali della competizione è giunto 5 volte primo, due volte secondo e due volte terzo: insomma, è stato semplicemente il migliore.

Cala quindi il sipario anche su questa edizione della Dakar che, sebbene non abbia più il fascino di un tempo, e risenta degli effetti del turismo da globalizzazione e delle minacce del terrorismo internazionale, ha mantenuto la sua vitale spettacolarità.
La KTM 660 di Richard Sainct si rivela una perfetta macchina da deserto che ha raggiunto con questa edizione la definitiva maturità.

Ecureuil BMW di Hutin della Dakar 1989

Ecureuil BMW Dakar 1989

Utilizzando i motori ufficiali BMW bicilindrici boxer di 1020 cc, il team Ecureuil si ripresenta alla Dakar 1989 con la stessa rivoluzionaria moto utilizzata l’anno precedente. Prerogativa della moto francese è l’avvenieristica monoscocca realizzata in materiale composito di fibre di carbonio e kevlar, che sostituisce l’usuale telaio in tubi.

L’intera scocca pesa solo 6 kg ed è scomponibile in tre pezzi: quello anteriore sostiene la forcella, quello superiore funge anche da serbatoio principale e quello inferiore racchiude motore, cambio e attacco del forcellone. In caso di rottura durante la gara, lo stesso pilota può smontare il motore. Il cannotto di sterzo è regolabile nell’inclinazione per adeguarlo alle caratteristiche del percorso. 

Le principali modifiche rispetto al modello precedente riguardano l’attacco superiore degli ammortizzatori debitamente rinforzato, ed il fissaggio del forcellone, ora più robusto e meglio dimensionato. La forcella è di tipo “rovesciato” con escursione di 300 mm, il forcellone è in lega leggera ed agisce su due ammortizzatori posti molto in avanti per accre-scere l’escursione della ruota posteriore che è ora di 280 mm.

Il peso a secco dichiarato è inferiore a 170 kg; un risultato davvero notevole dovuto al massiccio uti-lizzo di leggero materiale compo-sito. Il motore tedesco è accredi-tato di una ottantina di cavalli a 6500 giri; distribuzione ad aste e bilancieri con due sole valvole per cilindro, accensione elettro-nica ad anticipo automatico anch’esso elettronico e carburatori Bing a depressione da 40 mm. La frizione è a secco, il cambio è a cinque rapporti e la trasmissione finale ad albero.

Moto di Francesco Fermani
Foto di Alessio Corradini

Suzuki 750 88

Suzuki DR 750 BIG Dakar 1988

TIME MACHINE – I nostri inviati hanno scovato in Francia il Team Suzuki che stava testando la nuova monocilindrica con cui la casa di Hamamatsu tenterà di recitare il ruolo di protagonista alla prossima Parigi Dakar ’88.
Dalle indiscrezioni sembra abbia una cilindrata record di 750 cc ed una potenza di circa 65 cv. Interessante il tipo di raffreddamento misto aria/olio. Dalle foto la moto non ha ancora una livrea definitiva, ma sembra, da voci bene informate che un munifico sponsor di sigarette sia interessata a mettere i suoi adesivi su quel ampio serbatoio.
I piloti che sostituiranno i fratelli Joineau e Michele Rinaldi saranno il belga Gaston Rahier, André Boudou e l’italiano Giampiero Findanno.

 

Honda EXP-2 Dakar 1995

Honda EXP-2 Dakar 1995

Sicuramente con la semplice sigla di Honda EXP-2 ben pochi capiranno di cosa sto parlando, ma questa moto fu una delle novità più interessanti presenti nel parco gara della Granada Dakar (sigh) del 1995. La moto partorita dal genio dei progettisti Honda, non era sicuramente la prima 2T progettata per il deserto (come abbiamo visto con la KTM 495 del 1981) ma è stata concepita per essere rivoluzionaria e vincente.

Al suo debutto non solo vide le spiagge di Dakar, ma addirittura Jean Brucy concluse con un ottimo quinto posto assoluto, seconda Honda al traguardo (dietro a Meoni) e prima indiscusso nella categoria sotto i 500 cc: un risultato eclatante per un prototipo nato da un progetto nuovo e considerando anche che la moto era di soli 400 cc, monocilindrica per giunta!
Ma per quale motivo questa moto era rivoluzionaria? Per prima cosa la ’Honda EXP-2 è stata progettata per avere l’iniezione elettronica, un’utopia per quei tempi, e la combustione quindi avviene senza l’utilizzo della candela (che è presente ma viene attivata solo a regimi particolarmente bassi), spiegato in modo molto semplicistico…era come un diesel!

L’utlizzo di questa tecnologia permetteva al motore di sprigionare ben 54 cavalli, poco meno di 20 rispetto alle rivali di 800 cc quattro tempi, ma pesava oltre 100 Kg in meno delle rivali, aveva consumi decisamente inferiori e mediamente attestati addirittura attorno ai 3 l/100 Km nel ciclo misto ed attorno ai 6 l/100 Km in gara.

Resta ancora un mistero capire perché questa moto, dalle potenziali enormi, non ebbe alcun seguito nelle competizioni a seguire.

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KTM 495 Fenwick 1981

Sulla storia di questa KTM Fenwick Dakar ormai si è detto tutto. Nel 1981 la KTM dell’importatore importatore francese “Royal Motor” prepara e iscrive quattro KTM 495 alla Parigi Dakar.
Queste moto, originariamente destinate al motocross, si sono dimostrate molto efficaci nonostante la tecnologia 2T e i relativi consumi non le favorissero, obbligandole a serbatoi mastodontici per aumentare l’autonomia.
Vennero affidate ai piloti Gilles Francru (#25), Yann Cadoret (# 26) , Elia Andreoletti (#27) e Philippe Augier (# 28).
Una sola KTM concluse la gara, quella di Gilles Francru che si classificò in un’ottima 5a posizione finale.

La Gilera RC 660 del 1991 con cui concluse al 7° posto nell'assoluta

Gilera RC 600 1991

Presentata nel 1989, la Gilera RC 600 è dotata di motore monocilindrico da 569 cc, erogava 48 cv a 7.250 giri, ed aveva distribuzione bialbero a quattro valvole comandate da una cinghia dentata in gomma, l’albero monolitico con biella a cappello, il raffreddamento a liquido e l’accensione elettrica digitale e il telaio a monoculla.

Alla Parigi Dakar del 1991 i piloti, Luigi Medardo e Roberto Mandelli si classificarono 7° e 9° nella generale!

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Team Honda Dakar 1985

Il team Honda alla Parigi Dakar del 1985: Andrea Balestrieri #93, Alessandro De Petri (Ciro) #94, Cyril Neveu #95, Gilles Lalay #96, uno squadrone che non ebbe gran fortuna, Neveu fu il migliore al traguardo classificato 5°, Lalay 15° Balestrieri e De Petri si ritirarono.