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Dakar 1998 tratto da un video di Eurosport

Bel video! Vi ricordate l’episodio del minuto 7:12?

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Suzuki DR 800 BIG 1988

Gaston Rahier sulla Suzuki Big 800 Marlboro alla Parigi Dakar 1988, dove si classificò al 9° posto dietro a Findanno.

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Edi Orioli 1988, il campione

Si arriva, dunque, alla Dakar del 1988, l’edizione del decennale. Hubert Auriol, in seguito all’incidente dell’anno precedente, decide di correre in auto. Per la prima volta, dopo dieci partecipazioni, Cyril Neveu è costretto al ritiro. Per la prima volta, con una Yamaha, c’è Stéphane Peterhansel. Yamaha e Honda schierano ciascuna due squadre ufficiali, ed entrambi i colossi dell’industria motociclistica giapponese sono rappresentati da un team italiano. Al termine di una “pirotecnica bagarre” iniziale la Dakar dei record, delle tempeste di sabbia e della Peugeot di Ari Vatanen sparita nottetempo dal bivacco, si accende del duello tutto italiano tra Franco Picco ed Edi Orioli. Picco corre con la monocilindrica del team di Papi, mentre per Orioli la fiducia totale di Ormeni nella sua “scoperta” si traduce nel diritto a guidàre l’unica Honda NXR assegnata al team italiano. La battaglia tra il veneto e il friulano non ha nulla da invidiare all’epico scontro dell’anno precedente che vide protagonisti Auriol e Neveu, e finisce per tenere tutti gli italiani con il fiato sospeso. La Dakar entra prepotentemente nell’immaginario comune, sottrae “esperti opinionisti” al calcio.

Fino ad Arlit, Picco ha vinto due speciali ed è in testa alla corsa. Ma Edi Orioli si aggiudica la prova speciale di Agadez e, finalmente, scavalca l’avversario vincendo, con una mossa d’astuzia, quella successiva, a Tessalit. In questo acceso duello Orioli mette proficuamente a nudo tutto il suo potenziale di tecnica e di talento. Per lui è ancora più importante, basilare, non commettere il minimo errore, restare sempre perfettamente concentrati. Quello che si guadagna con una tappa perfetta è nulla in confronto a quello che si riesce a perdere con un solo sbaglio, una caduta, un errore di navigazione nell’arco di venti giorni. Alla Dakar bisogna saper prendere decisioni rapidissime quando è necessario, ed essere capaci di giocare d’astuzia quando se ne presenta l’opportunità. Ed è proprio M questa occasione che Orioli gioca magistralmente la sua prima carta vincente. l 22 gennaio, sulla spiaggia del Lago Rosa, la Dakar lo incorona vincitore. Per la prima volta si tratta di un italiano. La magia di quella vittoria dilaga e Orioli viene consacrato nel duplice ruolo di campione e personaggio. Al suo rientro in Italia il Campione è accolto come una star e per mesi e mesi è lui l’atleta più invocato dai media, da giornali e TV.

Testo Piero Batini

 

 

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André Malherbe, il campione sfortunato

Questa volta ci piace ricordare con grande affetto un pilota indimenticato, il 3 volte campione del mondo Motocross classe 500 (1981-1981-1984) André Malherbe.
Prende il via alla Parigi Dakar del 1988, ma nel corso della tappa Bordj Omar Driss – Tamanrasset rimane vittima di un grave incidente causatao dal bloccaggio improvviso della ruota anteriore della sua Yamaha Sonato. In seguito alla caduta gli viene diagnosticata la frattura di 3 vertebre cervicali che lo obbligherà alla sedia a rotelle. Un campione vero.
N.B. André Malherbe nella foto ufficiale della Yamaha Sonauto è il #81 in sfondo.

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Yamaha YZE 750 Sonauto 1988

Nel 1988, Yamaha Sonauto scommette ancora su un monocilindrico per la Dakar, ma la 750YZE ha poco in comune con la XT680 dell’anno precedente. Il motore, che sfrutta la tecnologia del marchio Genesis, è un 757 cm3 cinque valvole (3 di aspirazione, di scarico 2) con raffreddamento a liquido. YZE-750-1988-3

Più pesante ma è anche più potente a tutti i regimi (56 CV) e consuma molto meno. Testato nel rally dei Faraoni, in 450 km di pista, permette un risparmio di 8 litri rispetto al XT680. Il telaio è una semplice doppia culla sospesa da una forcella Kayaba al monoammortizzatore Ohlins davanti e sul retro e mousse Michelin. A secco, la nuova Ténéré pesa 158 kg sulla bilancia e permette il carico di 53 litri di carburante, di cui 35 nella parte anteriore. 

Durante il Rally dei Faraoni nel 1987, la moto ha problemi tecnici dovuti al motore a doppia accensione che crea problemi di surriscaldamento.
Picco e Charbonnier sono entrambi costretti al ritiro, mentre Stephane Peterhansel rompe una guarnizione di testa il giorno prima dell’arrivo. Due giorni di test in Tunisia e quasi 8.500 miglia percorse confermano un grande guadagno in termini di affidabilità.

Quattro di queste moto saranno affidati a Sonauto Yamaha, supportato da Mobil, e altri quattro per il team italiano Yamaha-Belgarda. Intorno Franco Picco, leader indiscusso della squadra, c’è Medardo, Grasso e Alborgetti. La parte francese, Thierry Charbonnier, Andre Malherbe, Stéphane Peterhansel e il patron Jean Claude Olivier.

YZE 750 1988

La Dakar 1988 sembra condensare le difficoltà delle edizioni precedenti: in questo ambiente duro, molto veloce, la Yamaha 750 YZE fa pensare che sia la moto pronta ad un grande successo. Franco Picco resta in testa per quasi due settimane, mentre Carlos Mas, Peterhansel e Charbonnier si aggiudicano diverse speciali.
Questa edizione verrà anche ricordata per il drammatico incidente André Malherbe e per l’annuncio di Jean-Claude Olivier, che concluse settimo assoluto e annuncerà il suo ritiro dalle competizioni in polemica con gli organizzatori.

Jordi Arcarons al debutto del 1988

Il debutto di Jordi Arcarons

L’anno del debutto di Jordi Arcarons alla Dakar è il 1988, edizione a cui partecipa su una moto di origine catalana, la Merlin, con la quale si classifica 31° assoluto e primo nella categoria 500 cc.

Jordi Arcarons, velocissimo pilota nel deserto, ha vinto ben 27 tappe in 14 edizioni a cui ha partecipato, quasi un record considerando che meglio di lui ha fatto solo un mostro sacro della Dakar, il francese Stephane Peterhansel che ne ha vinte ben 33.

Un pilota formidabile che pur non avendo mai vinto la competizione, ha concluso sul podio ben 5 edizioni (3 volte secondo e 2 volte terzo).

Suzuki 750 88

Suzuki DR 750 BIG Dakar 1988

TIME MACHINE – I nostri inviati hanno scovato in Francia il Team Suzuki che stava testando la nuova monocilindrica con cui la casa di Hamamatsu tenterà di recitare il ruolo di protagonista alla prossima Parigi Dakar ’88.
Dalle indiscrezioni sembra abbia una cilindrata record di 750 cc ed una potenza di circa 65 cv. Interessante il tipo di raffreddamento misto aria/olio. Dalle foto la moto non ha ancora una livrea definitiva, ma sembra, da voci bene informate che un munifico sponsor di sigarette sia interessata a mettere i suoi adesivi su quel ampio serbatoio.
I piloti che sostituiranno i fratelli Joineau e Michele Rinaldi saranno il belga Gaston Rahier, André Boudou e l’italiano Giampiero Findanno.