cagiva 1987

Cagiva Elefant 850 1987

È completamente carenata la Cagiva Ducati 850 cc. che cercherà di contrastare i team giapponesi e teutonici alla Parigi Dakar del 1987.

Le moto del team Lucky Explorer vantano motore bicilindrico raffreddato ad aria, distribuzione desmodromica, alesaggio e corsa di 92 x 64 mm, potenza di 80 cv a 8.500 g/m, carburatore Weber, accensione elettronica, frizione a secco e trasmissione primaria ad ingranaggi a dentatura elicoidale.

Il telaio è a traliccio superiore in tubi, d’acciaio a sezione quadra e la culla inferiore in tubi quadri in lega leggera; la forcella è una Marzocchi da 290 mm di escursione, il mono è un Ohlins montato su Ieveraggio progressivo per una escursione alla ruota di 290 mm.
I serbatoi, che alimentano il carburatore mediante due pompe elettriche, hanno rispettivamente la capacità di 33 all’anteriore e 32 litri per il posteriore; il peso a pieno carico è di 230 chili e la velocità massima di 185 chilometri orari sullo sterrato. 

I piloti schierati sono Hubert Auriol – Racing, Franco Gualdi, Alessandro De Petri e Gilles Picard

Yamaha XTZ 660 BYRD 1987

Yamaha XTZ 660 BYRD 1987

Nuovi colori per le Yamaha-Belgarda monocilindriche da 660 cc. che parteciperanno alla Parigi Dakar 1987, strettamente impa-rentate con quelle vincenti al rally dei Faraoni.

Tecnicamente va segnalata l’adozione del freno a disco posteriore da 200 mm di diametro che va ad affiancarsi all’anteriore da ben 300 mm, si è provveduto anche al recupero della benzina che in precedenza traboccava dalle vaschette dei carburatori, attraverso gli sfiati, adottando una piccola pompa di ricircolo. 

L’alimentazione infatti avviene tramite una pompa a depressione che provvede a prelevare carburante innanzitutto dai serbatoi laterali e poi da quello principale. Da notare che quest’ultimo è costruito in due sezioni distinte incernierate longitudinalmente in alto; l’apertura ad ala di gabbiano facilita la manutenzione e, in caso di caduta, limiterebbe la fuoriuscita di benzina.

Nell’immagine dall’alto si vede chiaramente anche la posizione del filtro aria a cartuccia mentre senza sella, appare evidente la conformazione portante dei serbatoi laterali che reggono sedile e codino; qui è previsto lo spazio per la scorta d’acqua, da trasferire nello spoiler anteriore solo nelle tappe più lunghe.

Aubert Auriol 1987

Hubert Auriol, quando il pilota diventa un mito

Una radice, una radice a spezzare entrambe le gambe.
Una radice a 20 chilometri dal traguardo.
Un radice sulla strada della terza vittoria alla Dakar.
Una radice nel suo destino e in quello della Cagiva.

Marc Joinea trovò Hubert Auriol a pochi metri da quella radice in preda a grida di dolore che stava cercando di rimettersi in moto, lo aiutò a tornare in sella, avviò la moto e acconsenti alla sua volontà: rimettersi in moto, continuare per arrivare al traguardo.
Alla partenza di quella tappa aveva sette minuti di vantaggio sul secondo. Sette minuti..
Il suo rivale diretto per la vittoria, Neveu arrivò al traguardo e da lì iniziò il conteggio.
Neveu e i cronomesti a guardarle l’orizzonte, ad attendere l’arrivo di Hubert.

Sette minuti.
Il primo in classifica al termine di quella tappa, visto il breve trasferimento verso il lago Rosa del giorno dopo,avrebbe vinto quella Dakar.

Sette minuti.
Sette minuti e quella radice.

Era mercoledì 21 gennaio 1987 e Hubert Auriol tagliò il traguardo di tappa dopo cinque minuti dell’arrivo di Neveu: aveva ancora poco meno di due minuti di vantaggio. Era ancora primo in classifica.
La motò si fermò. Sotto il casco si sentivano urla di dolore e un pianto disperato, l’adrenalina iniziale, quella che lo aveva rimesso in moto, dopo quei 20 chilometri di sofferenza era forse svanita.

Nessuno di tutti coloro che gli corsero incontro potevano immaginare le sue condizioni e il motivo di quel pianto.
Lo aiutarono a scendere dalla moto, lo sdraiarono per terra e gli tolsero il casco. Il dramma sulle sue condizioni si palesarono non appena vennero tolti gli stivali: le ossa della caviglia destra uscivano dalla pelle!

Renè Metge, il direttore di corsa, gli strinse la mano mentre i medici gli iniettarono morfina che gli attenuò il dolore.
Rahier gli si avvicinò dicendogli qualcosa, per sua risposta Hubert in una forma di lucida sincerità lo scacciò con la mano: ne aveva subite troppe in passato.
Mentre venne caricato sula barella Hubert fece il segno di vittoria con le dite mentre un sorriso nasceva su quella maschera di dolore.
Pernat in una intervista a noi rilasciata ci disse che l’emozione più forte e intensa nella sua lunga e intensa carriera la visse sull’elicottero che trasportava Hubert verso l’ospedale.
“CHIAMA I CASTIGLIONI E DI’ LORO CHE ABBIAMO VINTO. LA CAGIVA HA BATTUTO I GIAPPONESI”.